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    14

    di Pinky (08/03/2008 - 22:38)

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    Mancava un quarto d'ora alla mezzanotte. Il buio premeva compatto contro i vetri della finestra del piccolo bunker. Deitz era seduto, solo, nel minu­scolo ufficio, con la cravatta allentata, il colletto sbottonato. Teneva i piedi appoggiati sull'anonima scrivania di metallo e aveva un microfono in mano. Sul piano dello scrittoio, le bobine di un antiquato registratore Wollensak gi­ravano.

    «Parla il colonnello Deitz,» disse. «Località Atlante, codice PB-2. Rapporto numero 16, argomento Progetto Azzurro, sottoargomento Principessa/Prin­cipe. Rapporto, argomento e sottoargomento sono top secret, livello di se­gretezza 2-2-3. Lettura esclusivamente oculare. Se non siete autorizzati a ri­cevere questo materiale, andate a fare in culo.»

    Tacque per un momento e chiuse gli occhi. Il nastro continuò a scorrere silenziosamente tra le bobine, registrando tutti i mutamenti elettrici e ma­gnetici.

    «Stasera il Principe mi ha fatto morire dalla paura,» riprese. «Non starò a raccontarlo: sarà tutto nel rapporto di Denninger. Lui riferirà più che volen­tieri tutta la storia per filo e per segno. Inoltre, naturalmente, una trascri­zione della mia conversazione con 3 Principe si troverà sul disco di teleco­municazioni che contiene anche la trascrizione di questo nastro, che sto inci­dendo alle ore 23.45. Stavo quasi per dargliele, tanta è stata la fifa che mi ha messo. Quell'uomo è riuscito a mettermi nei suoi panni, e per un istante ho capito esattamente come ci si sente. Dietro quella sua aria da Gary Cooper, è un uomo piuttosto intelligente e un figlio di puttana decisamente indipen­dente. Se gli torna comodo, è capace di inventare ogni genere di bastone da infilare tra le ruote. Non ha parenti stretti, né ad Arnette né altrove, per cui non sarà facile esercitare pressioni su di lui. Denninger dispone di volontari - almeno così dice - che saranno ben lieti di entrare lì dentro e convincerlo, non proprio con le buone, ad adottare un atteggiamento più collaborativo, e può darsi che si arrivi a questo, ma se posso permettermi un'altra osserva­zione personale, ho idea che ci vorranno più muscoli di quanto creda Den­ninger. Forse molti di più. A verbale: io sono ancora contrario. Mia madre soleva dire che si prendono più mosche con un cucchiaino di miele che con una damigiana di aceto, e devo confessare che ne sono ancora convinto.

    «Di nuovo, a verbale: nei suoi test non compare il virus. Vedete un po' voi.»

    Fece un'altra pausa, combattendo con il sonno. Negli ultimi tre giorni era riuscito a dormire solo quattro ore.

    «Dai rapporti, ore 22.00,» riprese in tono formale prendendo un mazzetto di rapporti dalla scrivania. «Henry Carmichael è morto mentre parlavo con il Principe. Il poliziotto, Joseph Robert Brentwood, è morto mezz'ora fa. Que­sto nella relazione del Dr. D non ci sarà, ma al momento stava praticamente cacando mele verdi. Brentwood ha mostrato un'improvvisa reazione positiva al vaccino classificato... vediamo...» Sfogliò le carte. «Eccolo. 63-A-3. Ve­dere allegato, se vi pare. La febbre di Brentwood è calata, è diminuito il caratteristico gonfiore delle ghiandole del collo, gli è venuta fame e ha mangiato un uovo in camicia e una fetta di pane tostato senza burro. Parlava in maniera lucida, voleva sapere dove si trovava, e via e via e trallallà. Poi, verso le 20, la febbre è ritornata molto alta. Delirio. Ha spezzato le cinture di contenzione del suo letto e si è messo a girare per la stanza, urlando, tos­sendo, scatarrando, il repertorio completo. Poi è stramazzato ed è morto. Bang. L'opinione dell'équipe è che a ucciderlo è stato il vaccino. Lo ha fatto star meglio per un po', ma ricominciava già a star male prima ancora che lo uccidesse. E così abbiamo di nuovo davanti una tabula rasa.»

    Fece una pausa.

    «Il peggio l'ho lasciato per ultimo. Possiamo declassificare la Principessa riportandola semplicemente alla vecchia Eva Hodges, sesso femminile, età anni quattro, ceppo caucasico. Nel tardo pomeriggio la sua carrozza si è ri­trasformata in una zucca con quattro topi a tirarla. A guardarla, la si sarebbe detta perfettamente normale, nessuna traccia di raffreddore. È giù, certo: le manca la mamma. A parte questo, appare perfettamente normale. E invece se l'è beccata. Dopo pranzo, la pressione ha prima registrato un calo, poi una risalita: e questo è l'unico mezzo diagnostico che Denninger è riuscito fino a questo momento a escogitare. Prima di cena Denninger mi ha mo­strato i vetrini del suo espettorato - come incentivo alla dieta, i vetrini del­l'espettorato sono ineguagliabili, credetemi - e sono pieni di quei germi a ruota di carro che, dice lui, non sono affatto germi ma incubatrici. Non rie­sco a capire come sia possibile che lui sappia dov'è quest'affare e che aspetto ha, eppure non sia in grado di bloccarlo. Mi propina un sacco di paroloni, ma secondo me non capisce nemmeno lui.»

    Accese una sigaretta.

    «Allora, a che punto siamo stasera? Abbiamo davanti una malattia che at­traversa un certo numero di fasi ben definite... ma qualche soggetto può sal­tare una fase. Qualcuno può ripeterne una. Qualcuno permane nella stessa fase per un tempo relativamente lungo e altri le attraversano a razzo tutte e quattro. Uno dei due nostri soggetti 'puliti' non è più pulito. L'altro è un vil­lico trentenne che sembra star bene quanto me. Denninger lo ha sottoposto a trenta milioni di esami ed è riuscito a isolare solo quattro anomalie: Redman presenta un numero eccessivo di nei sul corpo. E leggermente iperteso, ma troppo poco perché si possa già intraprendere una terapia. Quando è sotto stress si manifesta un leggero tic sotto l'occhio sinistro. E Denninger dice che sogna molto più della media, ogni notte e per quasi tutta la dura­ta del sonno. È risultato dagli encefalogrammi che gli hanno fatto prima che decidesse di incrociare le braccia. Nient'altro. Io non riesco a tirarne fuori niente, né ci riesce il dottor Denninger, né ci riescono quelli che controllano il lavoro del dottor Demento.

    «Questo mi fa paura, Starkey. Mi fa paura perché nessuno, tranne un me­dico molto in gamba, in possesso di tutti i dati, sarà in grado di diagnosticare altro che un comune raffreddore nella gente che ha addosso questa cosa. Cri­sto, nessuno va più dal medico se non ha la polmonite o un nodulo sospetto nella tetta o un brutto caso di orticaria. Troppo difficile farti guardare da qualcuno. Se ne staranno a casa, a bere molti liquidi e a letto, e poi mori­ranno. Prima di farlo, contageranno tutti quelli che saranno entrati in quella stessa stanza. Tutti noi stiamo ancora aspettando che il Principe - probabilmente avrò usato il suo vero nome qui da qualche parte, ma in questo mo­mento non me ne frega un cazzo, te l'assicuro - se la prenda anche lui, sta­notte o domani o dopodomani, al più tardi. E finora, nessuno che se l'è presa ne è uscito. Quei figli di troia in California hanno fatto questo lavo­retto un po' troppo bene, per i miei gusti.

    «Deitz, Atlanta, PB-2, fine del rapporto.»

    Spense il registratore e rimase a fissarlo a lungo. Poi si accese un'altra siga­retta.

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